Santo Scileppi

Il Volto di Cristo nel Volto della Chiesa

 

Introduzione

Per ricordare il 150° anniversario della consacrazione della chiesa madre di Gattieri, il parroco don Sante Scileppi ha voluto fosse dedicato un Convegno sul tema: Il Volto di Cristo nel Volto della Chiesa.

Accolgo, perciò, con gioia l’invito a presentare questo volume che riunisce gli Atti di questo Convegno ed una guida artistico-catechetica alla chiesa madre di Gattieri; guida curata, con intelligenza ed amore, dallo stesso parroco don Santo Scileppi.

Vorrei sottolineare il legame ideale tra il tema del Convegno celebrato e il ricordo della nascita della chiesa madre di Lattieri.

Nella Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte pubblicata al termine del Grande Giubileo dell’anno Duemila e per l’inizio del Terzo Millennio, il Santo Padre Giovanni Paolo II, con visione altamente profetica, ha ripetuto con forza che l’uomo di oggi, più ancora che in passato, chiede, come i primi discepoli, di "vedere Gesù" (Gv.12,21) (cf Novo Millennio Ineunte, 16).

Il compito dei singoli cristiani e della comunità ecclesiale, oggi, trova la sua più attuale e concreta espressione nell’impegno di aiutare i nostri fratelli a "vedere Gesù". Sono innumerevoli, nel nostro tempo, le situazioni in cui il Volto di Cristo viene nascosto e cancellato.

Il Volto di Cristo che, per la nostra salvezza, si è fatto uomo accettando la condizione più povera e più umile, che ha accettato di patire e morire per noi: non è visibile là dove la guerra porta distruzione e morte; non è visibile dove lo scopo della vita è soltanto la ricerca del benessere materiale; non è visibile dove l’egoismo prevale sulla solidarietà, l’ingiustizia sul dovere di riconoscere i diritti di tutti; non è visibile dove sono cancellati i diritti umani fondamentali e dove la prepotenza schiaccia i più deboli.

Riflettiamo, però. Anche sul pericolo di offrire una immagine distorta del Volto di Cristo. Presentiamo, infatti, questa immagine distorta: ogni qualvolta ci accontentiamo di osservare soltanto formalmente i doveri cristiani e trascuriamo di viverli con coerenza nella vita quotidiana; quando alla nostra preghiera esteriore non corrisponde la preghiera del cuore; quando parliamo di carità e di giustizia,poi siamo facili nel giustificare la nostra avarizia e la nostra discriminazione nei confronti dei fratelli meno fortunati.

Vi è una pagina del Vangelo tanto chiara da non avere bisogno dell’analisi e della interpretazione degli studiosi del testo sacro. Essa riguarda i criteri con cui Dio giudicherà il nostro operato.

Ogni cristiano, a qualsiasi livello, dovrebbe leggere spesso questa pagina, riportata dal Vangelo di Matteo e riguardante il giudizio finale.

Dice Gesù che, in occasione di tale giudizio,il re del cielo" dirà a coloro che stanno alla sua destra: Venite benedetti del padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti risponderanno: Signore quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me! (Mt 25, 31-40).

Lo stesso Figlio dell’uomo dirà a coloro che sono alla sua sinistra, chiamandoli maledetti perché nei più piccoli, nei più deboli e bisognosi non hanno riconosciuto il suo Volto (Mt 25, 41-45).

Vedere Gesù significa saperlo riconoscere nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle più deboli e bisognosi. E questi riconosceranno al oro volta il Volto di Cristo in noi, se come Egli ci ha chiesto, ci comporteremo con giustizia e carità. E Gesù non si riferisce soltanto ai deboli e bisognosi sotto l’aspetto materiale , ma anche ai tanti che sono deboli e bisognosi sotto l’aspetto spirituale.

Vi è il rischio che si pensi al Santo Volto di Gesù in maniera statica,. Fissa, ignorando la realtà della vita del Signore sulla terra.

Assumerla il Volto dell’uomo, Gesù ha assunto il volto di tutto l’uomo, di tutte le sue condizioni di debolezza, di paura, lasciando tuttavia chiaramente intravedere la strada della liberazione materiale e spirituale.

Sono innumerevoli, nel Vangelo, le situazioni che ci aiutano a riconoscere lo sguardo, il Volto di Gesù. Basta riflettere su alcune di esse, che sono anche le più note. A Cana di Galilea, Gesù compie il primo miracolo di cui ci riferisce il vangelo (Gv 2, 1-11). Viene a mancare il vino al pranzo di nozze e gli incaricati si rivolgono a Maria. La risposta del Signore ha quasi l’aria di un rifiuto. La madre, che lo conosce a fondo e dice ai servi: "Fate quello che vi dirà". Io immagino che Maria. Prima di pronunciare queste parole abbia scambiato uno sguardo con il Figlio, leggendovi quella soprannaturale "complicità" maturata nei lunghi anni in cui ella "conservava tutte queste cose nel suo cuore". Avvenuto il miracolo, quale sarà stato lo scambio di sguardi tra il Figlio e la madre?

Pensiamo al Volto di Gesù quando si piegò sui sofferenti nello spirito e nel corpo per guarirli. Prima di guarire il corpo, guarisce l’anima.

Quale sarà stato il suo sguardo di fronte all’adultera che i farisei volevano lapidare? (Gv 8, 1-11). Di fronte a Zaccheo,capo gabelliere di Gerico? (Lc 9, 2-10). Come avrà guardato negli occhi i disperati che lo circondavano quando disse: "Venite a me voi tutti che siete tribolati e oppressi e io vi consolerò" (Mt 11,28)? Che cosa spingeva i bambini, i piccoli, gli ultimi ad avvicinarsi a Lui?

Dopo il drammatico dialogo con Gesù – riferisce il Vangelo – un giovane ricco "se ne andò triste" (Mt 19,22). Penso al Signore che lo accompagna con lo sguardo, ed è quello sguardo a generare tristezza nel giovane.

E’ "stanco per il viaggio", Gesù quando giunge al pozzo di Sichem. E’ mezzogiorno, e il Signore chiede da bere. Il dialogo con la Samaritana si fa stringente, e la donna subito capisce che quel forestiero parla con autorità, ma con dolcezza; i discepoli, infatti, avvicinandosi, si meravigliano che egli stia discorrendo con una donna (Gv 4,1-30). Frequentano il Signore da molto tempo, ma ancora non hanno capito che le sue parole sono parole di vita eterna, come riconoscerà Pietro (Gv 6,68).

Al cieco dalla nascita al quale ha restituito la vista, il Signore chiede: "Tu credi nel Figlio dell’uomo?". Risponde il cieco miracolato: "E chi è Signore perché io creda in lui?" E Gesù: "tu l’hai visto; colui che parla con te, è proprio lui". Non ha più dubbi il cieco nato e risponde "Io credo, Signore" (Gv 9,1-41). Per credere a delle parole non occorreva la vista. E’ vedendoLo che il cieco ha creduto nella Persona di Gesù.

Non in modo identico, Marta e Maria guardavano al Volto di Gesù, Maria, seduta ai suoi piedi, stava ad ascoltarlo, mentre Marta era tutta indaffarata per dare degna accoglienza all’ospite (Lc 10,38-42). Non attirano le parole se non le accompagnano un volto e uno sguardo capace di renderle convincenti. Maria ha colto in Gesù quelle parole e quello sguardo, e ha scelto quella che Gesù chiama "la parte migliore"

Sono oltre quaranta le parabole proposte da Gesù e tramandateci dai vangeli: una gamma di temi in grado di suscitare un ventaglio altrettanto ampio di sentimenti. Pensiamo al volto commosso di Gesù nel parlare del padre che accoglie il ritorno del Figliol prodigo (Lc 15), allo sguardo partecipe nel narrare la parabole del Buon Samaritano (Lc 10, 25-37), al tono severo nell’insistere sui particolari con la parabola del ricco Epulone (Lc 16,19-31), all’ironia nella parabola del ricco che si illude di godere a lungo delle sue ricchezze (Lc 12, 13-21).

A ogni verità enunciata da Gesù corrisponde una verità del suo Volto.

E ancora nella fasi salienti della passione e della morte:lo sguardo rivolto a Giuda durante l’ultima Cena! Nell’Orto degli Ulivi Gesù resta solo. Durante l’Ultima Cena aveva consolato i discepoli; ora è lui a implorargli di stare accanto. Sarà un angelo a consolarlo, non loro. La sofferenza si trasforma in sudore di sangue (Lc 22,44) e la sua preghiera al Padre si fa struggente, ma Gesù accetta la prova.Non fugge, ma si prepara a bere fino in fondo il calice dell’iniqua condanna. Quando raggiunge i discepoli li trova addormentati! Non li rimprovera, ma ripete l’ammonimento abituale: "Perché dormite? Alzatevi e vegliate per non cadere in tentazione" (Lc 22,46). Catturato, Gesù viene portato nella casa del sommo sacerdote. Nel vicino cortile, confuso tra la gente, c’è anche Pietro, morto di paura, che per tre volte rinnega il suo Maestro. Aveva dimenticato la predizione del Signore. Gesù lo sa, e quando passa accanto a lui, "voltatosi, lo guarda" (Lc 22,61). E’ sufficiente quello sguardo, e l’apostolo prorompe in un pianto amaro. Nello sguardo di Gesù ci sono insieme il rimprovero e la comprensione dell’umana debolezza; di una debolezza che sarà anche tragica, in chi ha scelto per guidare la sua chiesa.

Lungo la via della croce ci sono le donne a non abbandonare Gesù. Soltanto per loro il volto del Signore è quello di sempre. Non lo deturpano la corona di spine, i rivoli di sangue che scorrono sulle guance, le labbra riarse. Quel Volto è inconfondibile e nel massimo della debolezza è il solo Volto a trasmettere fiducia e speranza. Sulla Croce Gesù cerca con lo sguardo il Padre. Neppure ascolta, e forse neppure sente le urla di scherno dei crocifissori. Immedesimato alla condizioni, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46).

Poi lo sguardo si china sulla madre e sul discepolo Giovanni, immobili ai piedi della croce. Saranno loro a raccogliere il suo corpo esangue e ad accogliere l’estremo testamento. Alla madre "Donna, ecco tuo figlio!". A Giovanni: "Ecco tua madre" (Gv 19,26-37), poi la consegna della vita al Padre: "Tutto è compiuto!" (Gv 27,30).

Per la sepoltura, il Volto di Cristo è ricomposto nella sua serenità. Ora la madre può accarezzarlo, celebrarne la bellezza, stringerlo tra le mani. Sarà quel Volto ad essere consegnato alla storia attraverso le tracce di sangue impresse sulla Sindone.

Questa straordinaria e quasi inesauribile varietà di volto ha ispirato i santi e gli artisti di ogni epoca. Contemplando il Volto di Gesù, siamo chiamati sforzarci di riprodurlo nella nostra vita. …… Mo a farlo se sapremo perdonare le offese, se nell’aiutare il povero e il bisognosi staremo attenti a non umiliarlo; se non abbandoneremo coloro che soffrono; se daremo il nostro aiuto materiale e spirituale a quanti, nella necessità, incontriamo durante il giorno; se nella preghiera ci ricorderemo di tutti i Figli di Dio,.. di coloro che non lo conoscono, di coloro che l’offendono, di coloro che non hanno speranza. Soltanto così, nel nostro volto, sapremo riprodurre il Volto di Cristo e riusciremo a "farlo vedere".

La contemplazione del Volto di Cristo sia la nostra, la vostra guida spirituale. E la Vergine Santissima, nostra madre, ci aiuti in questo cammino spirituale.

Oggi, in questa chiesa che ha visto generazioni e generazioni di fedeli, rinnoviamo il nostro impegno a contemplare il Volto di Cristo. La chiesa madre di una parrocchia, infatti, è il luogo privilegiato in cui il Popolo di Dio, partecipando ai sacri misteri, ha la quotidiana possibilità di "contemplare" il Volto di Cristo, sempre presente dove "Due o più sono riuniti nel suo nome". Ecco quindi, lo stretto legame, tra un approfondimento del tema del Volto di Cristo quale contenuto del Convegno, di cui questo libro contiene gli Atti, e la memoria della nascita di questa chiesa madre. Tanto più che la vostra parrocchia, essendo intitolata all’arcangelo San Michele e avendo per protettore San Giacomo Apostolo, si colloca in pieno contesto biblico.

La cura con cui il parroco, nella guida artistico-catechetica, spiega arte e significati teologici e spirituali di quanto la chiesa madre contiene, contribuirà certamente ad incrementare l’amore dei parrocchiani, per la loro chiesa che, non per semplice analogia, è veramente madre.

Auspico, perciò, che questo volume sia, soprattutto per i parrocchiani della parrocchia San Michele Arcangelo di Gratteri, una guida da leggere con orgoglio e profonda partecipazione.

 

 

Fiorenzo Card. Angelini